
Anche oggi parliamo di emozioni e bimbi, Nel corso della nostra infanzia ci è sicuramente capitato, di aver sentito le parole : “ c’era una volta, tanto tanto tempo fa, un regno..”..questa frase è nota a tutti e ci riporta l’immagine tipica della fiaba.Anche se le generazioni si evolvono, ogni volta che un bambino sente quelle parole vive all’interno della propria mente un’avventura straordinaria che lo porta a immedesimarsi nel racconto .
A favorire l’immersione emotiva è senza ombra di dubbio è il tono di voce del narratore e la mimica (linguaggio paraverbale) che stimola nel fanciullo il desiderio di entrare nella vicenda del protagonista che, incontrando creature crudeli e talvolta malvagie, riesce a sconfiggerle portando alla classica formula di conclusione della fiaba “ e vissero tutti felici e contenti “ che rappresenta il lieto fine .
Durante il racconto, infatti, il bambino compie un viaggio nel mondo della fantasia che lo porta a immaginare luoghi e realtà inesistenti nel mondo reale, ma capaci di amplificare la sua immaginazione e creatività.
Implicitamente, la fiaba oltre a stimolare cognitivamente il bimbo, lo invita a perseguire valori e atteggiamenti socialmente considerati nobili, inoltre, nel frattempo insegna che per realizzare un desiderio sono assolutamente necessari determinazione, impegno e volontà.
La domanda che mi farei a questo punto è : cosa c’è all’origine del racconto fiabesco e perché è così popolare?
Beh..Nel corso dei secoli, la fiaba ha assunto lo status di prodotto culturale di successo per usi e retoriche immediatamente acquisibili, memorizzabili e trasmissibili , capaci di stabilizzarsi nella memoria “inconscia”.
Alcuni termini infatti suscitano ed esercitano nella mente richiami a strumenti evolutivi sviluppati per rispondere a primarie esigenze di sopravvivenza: la morfologia fiabesca, i dispositivi e i temi peculiari del genere esercitano un forte potere come richiamatori cognitivi della trasmissione culturale
Un testo molto interessante a riguardo è “Fiaba e Neuroscienze Cognitive” di Sara UBALDI,
dove viene evidenziata l’esistenza di un modello di narrazione vincente per selezionare, conservare e trasmettere il materiale culturale: la narrazione “controintuitiva moderata” . Tale tipologia di narrazione prevede da un lato elementi controintuitivi (magici) e dall’altro lato elementi intuitivi che sono rappresentati dagli elementi narrativi che sono coerenti con i criteri fisici che governano il mondo.

Frederic Bartlett fece un esperimento molto interessante: sottopose a degli adolescenti una fiaba di fantasmi e chiese loro di rinarrare la stessa: si è subito reso conto che i fantasmi che rappresentano l’elemento centrale della storia venivano eliminati nella rinarrazione: essendo elementi controintuitivi portano il lettore ad avere uno svantaggio cognitivo . Sempre secondo i suoi studi ha dimostrato che le figure mistiche (magiche) sono in grado di decretare il successo di una narrazione perché stabili nella memoria.
Da queste ricerche si iniziava nel secolo scorso ad orientare la filmografia seguendo cardini precisi, come ad esempio considerando:
-si ricordano con maggior facilità le storie con elementi controintuitivi (magici) rispetto a quelle con elementi narrativi intuitivi
-le storie con due o tre elementi controintuitivi (magici) vengono ricordate meglio rispetto a quelle con un numero maggiore di tali elementi…fateci caso nei film per bambini..c’è sempre un elemento magico e mai più di tre dove almeno una figura rappresenta una componente “malvagia”.
Ora arriviamo al punto..L’emozione nella fiaba..Il rapporto emotivo che si crea dall’incontro fra il testo fiabesco, ossia il rapporto empatico attivato nella memoria del lettore di simulazione delle emozioni e gli stati d’animo dei protagonisti del story-world.
Secondo la teoria della mente (Tom) la capacità di attribuzione degli stati mentali sulla base di azioni, reazioni e le espressioni del volto è detta empatia e le emozioni sono interpretate come una risposta a sistemi orientati verso obiettivi strutturali nel nostro cervello. La felicità, la paura, la tristezza e il disgusto sono identificabili come emozioni primarie mentre le emozioni sociali sono l’amore, l’odio, il disprezzo, la gelosia, la pietà e la colpa. La finzione narrativa spinge il lettore a simulare le emozioni dei protagonisti attraverso la reazione dei meccanismi specchianti. I neuroni specchio consentono di interagire con i personaggi creando, fra il testo e i ricordi, delle emozioni nel cervello. Affermazioni del tipo “ sono felice” oppure “ sono triste” trasmettono nel lettore l’emozione del narratore che prova in quel specifico momento. Nella letteratura infantile le emozioni sono convogliate attraverso l’interazione fra le parole e le immagini. Studi cognitivisti dimostrano infatti che l’emozione proviene dall’incontro fra lo stimolo visivo e l’attivazione di alcune aree cerebrali fra cui per esempio l’amigdala .

Proprio perché l’elemento “magico”, come abbiamo detto prima risulti di fondamentale importanza ancheVladimir Propp definisce dal punto di vista clinico la fiaba magica come una particolare forma artistica di racconto basata sui “ generis” composta da cambiamenti e ristrutturazioni di contenuti e significanti arcaici per esempio quelli del Rito Sacro e del Mito facente parte di una mentalità primitiva che cercava di comprendere e spiegare la realtà fenomenologica e storica in cui è inserita.
La fiaba è il regno della magia, delle trasformazioni ai vincoli fisici, alcuni studi cognitivi hanno evidenziato del come la visione di una storia magica migliori nel fanciullo la capacita di discriminare realtà e fantasia. Gli elementi magici stimolano la memoria al punto che alcuni recenti studi cognitivi hanno evidenziato che gli spot pubblicitari basati su animali parlanti, oggetti ed effetti magici portano a un picco nei processi di immagazzinamento della MLT (memoria lungo termine).
Lo studio dell’introduzione di elementi magici nello spot prosegue nel neuromarketing dove si è dimostrato non solo che le aree neuronali deputate all’immagazzinamento della MLT di fronte a tali elementi magici migliorano, ma che all’interno del cervello del soggetto si attivavano le aree specifiche del sistema limbico che producono piacere.
In conclusione, quello che un tempo era una consuetudine per “far addormentare” i più piccini, oggi è riconosciuto come uno degli strumenti cognitivi e di sviluppo dell’età infantile più potente, oggetto di studi continui sia dal punto di vista terapeutico sia di marketing.
Articolo scritto dal Dott. Giovanni Armando Bussi
