ESPRESSIONE EMOTIVA E AUTISMO

La percezione della risposta emotiva di un essere umano lo spinge ad agire nelle situazioni di tutti i giorni, la modalità espressa dai PZ affetti da ASD di percepire e restituire emozioni è differente rispetto allo standard registrato da persone con sviluppo tipico, nel particolare essi non sono in grado di riconoscere ed esprimere emozioni complesse in modo consono al contesto sociale.  

Le emozioni non sono solo percepite, ma vengono soprattutto esternate a coloro con i quali si hanno delle interazioni, diversamente dai pensieri, dalle fantasie o dai ricordi, che non vengono rese visibili dal nostro corpo tramite una serie di manifestazioni prevalentemente non verbali.

 La comprensione delle emozioni implica la diagnosi del tracciato e dello scambio fra chi percepisce le emozioni e chi le osserva, da un lato le emozioni provate dal primo soggetto vengono mostrate dal soggetto attraverso indizi in parte osservabili, dall’altro lato il secondo sulla base di questi indizi può attribuire stati mentali al primo.

Il canale comunicativo prevalente è quello “NON VERBALE” nello specifico legato ai movimenti facciali, un modo importantissimo con cui gli esseri umani comunicano le emozioni. Le teorie che hanno avuto più consenso in questo ambito sono state avanzate da Ekman, il quale si era posto come scopo quello di confermare l’ipotesi di Darwin sull’universalità delle emozioni umane, che, a seguito  di diverse ricerche osservando il comportamento emotivo di diverse popolazioni anche non alfabetizzate (tra cui i Dani della Nuova Guinea, e i Sadong del Borneo) seguendo quello che è stato chiamato il metodo standard (fig.1) è giunto alla conclusione che l’espressione facciale di ciascuna delle sei emozioni primarie (collera, disgusto, paura, gioia, tristezza, sorpresa) è unica e universale, presente in tutte le culture, riconosciuta da tutti in modo attendibile, innescata e governata da un preciso programma neuromotorio che attiva una specifica configurazione di fasce muscolari.

Figura 1. Sei espressioni emotive universali di Erkaman.

Corretto citare inoltre la teoria “contestualista” delle espressioni facciali delle emozioni secondo la quale queste sono direttamente collegate con al contesto immediato e solo esso è in grado di attribuire un significato attendibile all’espressione facciale di volta in volta.

Il secondo livello comunicativo legato alle emozioni riguarda il canale PARAVERBALE, quindi l’espressione vocale delle emozioni, attraverso la modulazione del ritmo, dell’intonazione vocale e l’intensità dell’eloquio. Le ricerche sviluppate da alcuni testi di riferimento presenti nella bibliografia hanno dimostrato che per ogni emozione esistono delle specifiche configurazioni dei profili vocali che consentono la loro fine differenziazione. Ad esempio, la collera, è riconoscibile attraverso un aumento della intensità della voce, dalla scarsa presenza o dalla totale assenza di pause tra le frasi e da un ritmo elevato. Gli studi che riguardano il riconoscimento vocale delle emozioni analizzano il modo in cui l’ascoltatore riesce a riconoscere correttamente lo stato emotivo del parlante avendo come indizio solo le sue caratteristiche vocali. Ebbene le evidenze emerse riscontrarono che l’accuratezza media di riconoscimento è il 65%; a livello generale vengono riconosciute più agevolmente le emozioni negative come la collera e il disprezzo rispetto a quelle positive come la tenerezza.

Anche la gestualità ricopre un ruolo molto importante in campo emotivo espressivo, infatti si riconoscono diversi movimenti operati da diverse parti del corpo che svolgono questa funzione. I gesti non esprimono le emozioni tramite specifiche configurazione come avviene nel caso della voce, ma tramite la loro intensità e forza, prendendo sempre ad esempio la collera, essa viene espressa con un’attività motoria amplia e con gesti rapidi estesi nello spazio e molte volte ripetuti, mentre la tristezza è caratterizzata, invece da pochi movimenti, e da gesti lenti e fiacchi. In ambito applicativo quindi un gesto del braccio può denotare collera o gioia se eseguito velocemente e dinamicamente, ma può anche esprimere tristezza se è fiacco e lento.

L’espressione e il riconoscimento emotivo nei PZ ASD si caratterizza dal non riuscire ad esprimere correttamente le proprie emozioni. Nei bambini infatti si possono riscontrare anomalie nell’umore e nell’espressione emotiva, essi ad esempio piangono o ridono senza un motivo constatato, e alle volte nel loro comportamento si possono presentare dei bruschi attacchi d’ira, possono non avere paura per pericoli reali o spaventarsi per oggetti innocui. Le persone con ASD quindi sono in grado di esprimere le emozioni semplici e presentano difficoltà per le emozioni complesse, ma quello che si nota molto spesso dall’osservazione del loro comportamento è che essi non riescono ad esprimerle in modo adeguato al contesto sociale, classificando anche il fattore del disturbo emotivo, e,  per quanto non ancora certi hanno quindi dimostrato che per quanto riguarda le emozioni di base i meccanismi inibitori responsabili dell’adattamento sociale dell’espressione emotiva sono scarsamente sviluppati, mentre per quanto riguarda l’espressione delle emozioni complesse il deficit può riguardare non solo la capacità di adattamento sociale dell’espressione, ma anche la capacità di provarle ed esprimerle. 

Per quanto riguarda il riconoscimento delle emozioni nelle persone con ASD, invece, le ricerche hanno prodotto risultati differenti e tra loro contraddittori. Alcuni ricercatori ipotizzano che in questi individui sono presenti delle difficoltà a riconoscere tutte le espressioni non verbali delle emozioni. Altri studi hanno dimostrato che i bambini e gli adulti con ASD riescono a riconoscere le espressioni degli stati emotivi, o almeno di quelli che sono la manifestazione degli stati emotivi di base (rabbia, paura, disgusto, felicità), ma sono imprecisi quando devono riconoscere espressioni sociali complesse come l’imbarazzo o la sorpresa.

Per riconciliare le scoperte in conflitto sul riconoscimento di emozioni di base, i ricercatori hanno affermato che gli individui con ASD hanno la capacità di eseguire semplici compiti di riconoscimento, ma lo fanno con uno sforzo maggiore rispetto agli individui con sviluppo tipico, uno che comporta una maggiore attenzione su specifiche parti del viso, come la bocca, e che non riesce a catturare il significato globale dell’espressione.

Questo è il segno per la corrente cognitivo-comportamentale della “coerenza centrale debole”. Le persone colpite da questi disturbi, infatti, considerano separatamente i dettagli di un’espressione, e cercano in modo impegnativo i collegamenti tra questi dettagli per riconoscere l’emozione che viene mostrata. Anche se tale meccanismo permette agli individui con ASD di identificare con precisione le emozioni quando viene fornito loro molto tempo, lo stesso può impedire il riconoscimento degli stati emotivi nella vita quotidiana, dove le espressioni compaiono velocemente e gli individui tendono a essere distratti.

Al contrario, gli individui con sviluppo tipico possono riconoscere con precisione la maggior parte delle espressioni emozionali anche quando li vedono brevemente e sono costretti a rispondere rapidamente, suggerendo che per la maggior parte individui il riconoscimento delle emozioni è un processo efficace. Questo vale anche per le complesse emozioni “autocoscienti” di imbarazzo, orgoglio e vergogna. 

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