Le sindromi autistiche sono tra le patologie più complesse e difficilmente codificabili. Sembra quasi che ogni paziente abbia delle funzioni tipiche ed altre prettamente singole.C’è di fatto che un denominatore comune sembra essere la percezione alterata della realtà e nella maggior parte dei casi una ipersensibilità o iposensibilità sia della percezione sensoriale sia della risposta emotiva associata ai cinque sensi.

La “biblioteca”, che racchiude la memoria delle emozioni risiede nel famoso “apparato limbico”, e quando si parla di emozioni non si può non parlare di empatia.
In linea generale l’empatia è una reazione e variazione emotiva che abbiamo in base alla situazione di un altro essere vivente. Questo argomento fu molto discusso, specialmente nei contesti legati all’autismo, alcuni dei primi studi furono condotti da Ascione, approfondendo l’empatia verso gli esseri umani e verso gli animali usando un ipotetico esempio di storia. Nella storia, un bambino trova un cucciolo che strilla perché la sua zampa è rimasta impigliata in fondo a un recinto di maglia. Per capire il processo di pensiero del bambino, dobbiamo chiedergli dei suoi pensieri e delle sue emozioni. In questo caso, il bambino deve identificare visivamente che un cucciolo è intrappolato dalla recinzione, e attraverso le urla di un cucciolo, il bambino deve sapere che un cucciolo sta attraversando un periodo di angoscia o di paura. L’esercizio proposto risulta di difficile applicazione per bambini Autistici, ma possibile a seguito dello stimolo dell’empatia e qui entra in gioco l’ippoterapia.
Le Riabilitazioni Equestri partono con l’approccio al cavallo proprio per stimolare l’empatia e la confidenza, l’atteggiamento pacato del cavallo fornisce adito a rassicurazione per il bambino che piano piano approccia all’animale da terra a sopra la sella per poi iniziare il movimento. Oltre alla parte fisica, fondamentale è l’approccio legato alle esigenze dell’animale, come mangiare (il bimbo darà del mangime al cavallo a termine attività,) e la cura, come spazzolarlo prima di metterli la sella. Gesti, modalità e attività plasmano in primis il livello cognitivo e il livello emotivo.

Gli esercizi e la buona riuscita della terapia avviene solo se il bambino riesce ad instaurare un rapporto di empatia sinergico, dove lui stesso dichiara di volere vedere e toccare un cavallo specifico piuttosto che un altro, il rapporto si costruisce con una fiducia reciproca, dove il bimbo elabora cognitivamente che la condizione sopra il cavallo permette una lieve ondulazione continua, costante e ritmata, ma soprattutto c’è una cognizione attiva che quella sensazione di stabilità è fornita dall’animale e quindi, l’amigdala, seppur compromessa associa condizione stabile, non minacciosa e cavallo.
Nelle riabilitazioni equestrI in linea generale le abilità migliorative ricercate sono legati alla coordinazione motoria, adattamento posturale, interazione con l’animale e comunicazione con l’animale abituando il “cavaliere” a compiere movimenti di trazione o rilascio di pressione per far compiere al cavallo un compito (girare a dx o sx).
Le fasi indicano implicitamente il livello di empatia del bimbo verso il cavallo e quindi il funzionamento migliorato delle funzioni legate all’apparato limbico.
Il basket di eventi riproposti dall’amigdala in condizioni simili e una funzione neuronale disciplinata dall’ippocampo permettono al bambino sia di compiere migliorie a cavallo sia di rispecchiare le stesse nelle pratiche di tutti i giorni, come durante una passeggiata o a bordo di un treno.
Un’altra teoria di fondamentale importanza è quella dell’autoefficacia di Bandura e la teoria dell’apprendimento sociale, dove i bambini imparano i comportamenti socialmente desiderabili attraverso il rafforzamento positivo dei comportamenti empatici da parte dei membri della famiglia o degli amici. Nell’ippoterapia il rinforzo e lo strumento terapeutico coincidono, il bimbo con sindrome autistica rinforzando questo aspetto tenterà di attuare strategie di adatamento anche al di fuori del maneggio, in contesti che prima l’afflusso imminente di sensazioni impediva una codifica comportamentale adeguata.
Articolo Scritto da Pierangelo Valaperta
