
Pensiamoci bene..perché la televisione è cosi importante per i bambini? forse perché diverte, fa ridere e permette di vedere molte cose nello stesso posto e da seduti, ma anche per i genitori talvolta è considerata come una “ babysitter elettronica”, che intrattiene i più piccoli e li mantiene “fermi ” davanti a un monitor, permettendo così più tempo all’adulto per svolgere le mansioni quotidiane più velocemente, il tutto, però, talvolta non considerandone i possibili pericoli e il rischio di dipendenza che essa crea. Giocare, muoversi e interagire socialmente sarebbe più costruttivo, ma ciò avviene con difficoltà quando i genitori non possono contare sull’aiuto dei nonni,o non possono chiedere troppi permessi al lavoro, un’altra grossa problematica è che anche i libri di letteratura infantile sono sempre meno letti nonostante la loro rilevanza dal punto di visto cognitivo e i video “pillole” su you tube spopolano sempre di più . Con il passare degli anni e la tendenza ad avere sempre meno tempo la tv è giunta ad essere considerata come una parentesi divertente e interessante con un alta visualizzazione di “ tv spazzatura “, prodotto di bassa qualità, che intrattiene ma non sviluppa a livello cognitivo il bambino, ponendo nella maggior parte dei casi valori e comportamenti atti al “saper farsi notare” al posto di “sapere notare”.
Guardare la tv spesso polarizza la giornata, rappresenta un antidoto alla noia e alla solitudine , ma una volta accesa, la tv fa vedere molti argomenti e permette di esplorare il mondo in modo virtuale..immaginate un bambino che per esempio esce poco di casa e dalla sua città natale, impara a conoscere ogni parte della terra, i luoghi più lontani e quelli della fantasia , incontra i personaggi e situazioni le più strane, quindi porta una conoscenza ampia, ma difficilmente disciplinata.
Le ricerche neuroscientifiche hanno evidenziato che a 2 anni il cervello di un bimbo sviluppa 2 milioni di connessioni neuronali al secondo; se un bambino guarda come ipnotizzato lo schermo della TV, questo sviluppo rischia di essere deviato . Il Dr. Christakis, medico e sociologo, nella sua ricerca condotta su 2623 bambini tra gli 1 e 3 anni ha riscontrato che quando i bambini più piccoli vengono notevolmente esposti per tempi molto lunghi alla TV sviluppano problemi di attenzione che, all’età di 7 anni, potrebbero essere diagnosticati (non in modo assoluto) come ADHD (disturbo da iperattività).

I rischi da troppa Tv
Ora arriviamo al punto, quali sono i rischi della “troppa tv”?, tra i principali, a livello cognitivo sottolineerei:
Inibizione delle Emozioni: E’ stato effettuato uno studio da Michael Myrtek, Christian Scharff, Georg Brügner e Wolfgang Muller su un gruppo di 50 ragazzi undicenni usando una nuova procedura per la raccolta di dati fisiologici, psicologici e comportamentali sulla visione televisiva in ambiente domestico in una normale giornata scolastica. I ricercatori hanno utilizzato uno speciale dispositivo di monitoraggio ambulatoriale in grado di registrare e di memorizzare i dati riscontrati nell’intervallo di 23 ore. E’ emerso che : 1) il tempo trascorso davanti alla TV è di 123 minuti al giorno, durante il quale i ragazzi guardano principalmente spettacoli di intrattenimento e di azione. 2) La frequenza cardiaca è bassa durante la trasmissione dei programmi di intrattenimento e alta durante gli spettacoli di azione . 3) La frequenza cardiaca aggiuntiva che indica l’eccitazione emotiva è alta in entrambi i tipi di programmi. 4) rispetto ai ragazzi poco interessati alla tv, quelli più esposti agli schermi televisivi mostrano una frequenza cardiaca più bassa e una minore eccitazione emotiva durante la visione della TV, inoltre non sono inclini alla lettura, hanno poche relazioni e hobby e uno scarso coinvolgimento nei confronti dei compiti scolastici .
Rischio di Depressione: Lo studio condotto da Brian A Primack , Brandi Swanier , Anna M Georgiopoulos , Stephanie R Land , Michael J Fine ha analizzato l’associazione longitudinale tra l’esposizione mediatica nell’adolescenza e la depressione nella giovane età adulta in un campione rappresentativo a livello nazionale. I ricercatori hanno indagato la relazione fra l’esposizione ai media elettronici in 41/42 adolescenti che non erano depressi al basale ed il successivo sviluppo di depressione dopo 7 anni di follow-up. E’ stato utilizzato il Center for Epidemiologic Studies-Depression Scale, a 9 item per valutare la misura di esito Depressione al follow-up. E’ emerso che dei 4142 partecipanti ( 47,5% di sesso femminile- 52,5% di sesso maschile- 67% di etnia bianca) , 308 ( 7,4%) hanno riportato sintomi coerenti con la depressione al follow-up. Controllando tutte le covariate, compreso il punteggio basale del Center for Epidemiologic Studies – Depression Scale, si è riscontrato per coloro che hanno riferito un maggiore utilizzo della televisione, una significativa probabilità di sviluppare depressione (odds ratio [intervallo di confidenza al 95%], 1,08 [1,01-1,16]) per ogni ora di tv guardata quotidianamente. Non si è trovata una relazione coerente fra lo sviluppo di sintomi depressivi e l’esposizione a videocassette, giochi per computer o radio. Rispetto ai ragazzi, le ragazze hanno meno probabilità di sviluppare stati depressivi a parità di esposizione ai media (odds ratio per il termine di interazione, 0,93 [0,88-0,99]).
Rendimento Scolastico Limitato: E’ stata condotta una ricerca da Hancox RJ, Milne BJ, Poulton R sull’associazione dell’ ‘eccessiva visione televisiva durante l’infanzia con uno scarso rendimento scolastico, al fine di verificare la preoccupazione comune che un uso esagerato della Tv durante l’infanzia possa avere un impatto negativo sull’istruzione, sulla salute e sul comportamento. E’ stato analizzato un gruppo di individui ( circa 1000) seguiti dalla nascita fino all’età adulta ( Fino al 26° anno di età) ; questi soggetti, non selezionati, nati fra il 1 aprile 1972 e il 31 marzo 1973 erano viventi nella percentuale del 96% al compimento dei 26 anni . Alla fine della ricerca è emerso che: il tempo medio trascorso davanti alla televisione durante l’infanzia e l’adolescenza è significativamente associato 1) all’abbandono scolastico senza qualifiche e 2) al mancato raggiungimento di una laurea all’età di 26 anni, come documentato dai seguenti rapporti di rischio per ogni ora di visione televisiva alla settimana, corretti per QI e sesso, risultati rispettivamente di 1,43 ([intervallo di confidenza al 95%], 1,24-1,65) e 0,75 ([intervallo di confidenza al 95%], 0,67-0,85) ( entrambi P<,001) . Tali risultati sono simili per entrambi i sessi. Il notevole utilizzo televisivo durante l’infanzia (età 5-11 anni) è un forte predittore del mancato conseguimento di un diploma universitario , mentre la prolungata visione tv da parte degli adolescenti (età 13 -15 anni) è un forte fattore predittivo dell’abbandono scolastico senza qualifiche. In conclusione, la visione esagerata della televisione durante l’infanzia ( e l’adolescenza) può avere conseguenze negative di lunga durata sul rendimento scolastico e sulla conquista di uno stato socio-economico apprezzabile. Entrambi i sessi sono coinvolti in eguale misura
In conclusione è corretto dire che esistono programmi televisivi atti a sviluppare cognitivamente il bambino, pensiamo ai programmi di melavisione ad esempio, i quali sono studiati in primis come strumento formativo e in seguito attagliando la programmazione verso l’interessamento del bambino..e non viceversa, inoltre questi programmi hanno una durata mai superiore ai 40-50 minuti e forniscono strumenti da utilizzare a seguito della puntata, pensiamo al programma 2″ART ATTACK”, dove il bambino vede costruire o pitturare un oggetto e lo può replicare con il genitore.
Il fattore principale è il tempo e il suo valore..come sempre..la tv è uno strumento cognitivo molto potente, se utilizzato, il bimbo non può disciplinarne contenuti e durata, perchè è come un eterno piacere attentivo, è compito dell’adulto indirizzare il bimbo verso alcuni programmi per un tempo programmato, ricordandoci sempre che il mondo che devono esplorare i bambini è sempre fuori dalla porta di casa.
Articolo scritto dal dottor Giovanni Armando Bussi
